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Inviato da: Gabriele Salari
10/08/2009 0.00

In miniera si muore. In Cina si crepa ogni giorno in quei cunicoli terribili, l’ultimo caso pochi giorni fa con 8 morti e 6 feriti in una miniera di rame. In Congo, come racconta oggi su Repubblica Francesca Caferri, si combatte per le materie prime dei pc. Dicono i minatori: “Siamo la loro carne, le loro bestie. Che fareste voi con una pistola puntata alle tempie?”.
Il sindaco di Foligno, Nando Mismetti, intanto, ha ricordato sabato il 53° anniversario della tragedia di Marcinelle (Belgio), che l’8 agosto 1956 fece registrare la più grande sciagura mineraria d‘Europa, nella quale persero la vita 262 persone di dodici diverse nazionalità, in gran parte  italiane (136 vittime). “Il dramma vissuto dai lavoratori italiani emigrati in Belgio e dalle loro famiglie l’8 agosto del 1956 a Marcinelle – ha dichiarato il sindaco di Foligno - resta scolpito in maniera indelebile nella coscienza di ogni cittadino”. Quella tragedia fu talmente grande che l’8 agosto simboleggia per lo Stato Italiano “la Giornata del sacrificio del lavoro nel mondo”, per non dimenticare mai quanti sacrificarono la propria vita per dare un senso alla propria dignità umana”. Foligno, città che vide negli anni ’50 un esodo in Belgio di circa 600 famiglie nel distretto minerario vallone de La Louvière, ha un motivo in più per tenere vivo il ricordo di chi dovette affrontare l’emigrazione e il duro lavoro nelle miniere di carbone. “Siamo gemellati da molti anni con la città de La Louvière – ha concluso il sindaco di Foligno- e, quando ci rechiamo in Belgio, andiamo spesso a rendere omaggio a caduti di Marcinelle, mettendo fiori al monumento realizzato davanti pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier, dove avvenne la tragedia”.

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