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Inviato da: Gabriele Salari
30/09/2009 0.00

Facciamo in tempo, questo lo slogan lanciato stamattina in  un'affollata conferenza stampa a Piazza Gentile da Fabriano, dove il Comitato Piazza Gentile da Fabriano ed il Comitato SOS platani hanno spiegato i loro “10 buoni motivi per impedire la realizzazione  del parcheggio” sulla piazza e presentato una provocatoria proposta al Comune. “Per 630.000 euro di oneri concessori, il Comune mette a rischio centinaia di persone. Noi offriamo il nostro tempo per fare lavori di utilità sociale per un importo pari alla cifra che dovrebbe incassare il Comune purchè rinunci al progetto”
I primi aderenti all'iniziativa "Facciamo in tempo" sono stati l'attore Luigi Diberti che  si offre di leggere fiabe ai bambini e poi un giovane ambientalista che si offre di curare le aiuole della piazza. I Comitati stimano in 12 euro ogni ora di lavoro offerto e da domani in un banchetto in piazza si raccoglieranno le adesioni della gente.
Alla conferenza stampa sono intervenuti anche il proprietario di un appartamento dichiarato per metà inagibile e il proprietario di un esercizio commerciale in un palazzo sgomberato in seguito alla realizzazione di un altro parcheggio nel quartiere Prati.
La costruzione dei box riguarda un’area a pochi metri dal fiume Tevere e  prevede uno sbancamento fino a 8 metri di profondità e a solo 8 metri di distanza dal filo degli edifici. Lo scavo rischia di compromettere la stabilità di palazzi che raggiungono i 12 piani, sia a causa della delicata composizione del terreno, sia per la struttura  degli edifici, costruiti negli anni ‘30 su “zatteroni” con una tecnica edificativa superata. La zona è a rischio esondazione  ed è stata  classificata a rischio R3 (fascia B) dall’Autorità di Bacino del Tevere  che ha imposto  l’adozione di precauzioni, tra le quali  l’assenza di realizzazione di vani interrati
Il progetto non risolve il problema della mobilità  e dei parcheggi del quartiere, dato che nella zona esistono già centinaia di posti auto, molto spesso non utilizzati, come il parcheggio a raso di piazza Mancini. 
L'amara conclusione è che mentre in Calabria costruiscono delle scuole sulle discariche di rifiuti mettendo a rischio la salute pubblica, a L'Aquila la casa dello studente – che ho visto con i miei occhi la sera stessa del tragico 6 aprile – pare fosse costruita su una cava con all'interno ancora rifiuti, noi al Flaminio poggiamo sulla sabbia. E navighiamo. Verso un futuro incerto.

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