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Inviato da: Gabriele Salari
04/11/2009 0.00

Sono stato la scorsa settimana nella Ruhr per il battesimo del figlio di un amico. Nella stessa chiesa si celebrava nel pomeriggio la messa in italiano, un'occasione unica per incontare i nostri connazionali e ci sono andato. Anche a Città del Capo, in Svizzera e negli Stati Uniti sono stato a parlare con gli italiani nelle chiese, ogni volta ricavando una fotografia della realtà migratoria diversa da quella che immaginiamo. Quante volte ci diciamo che siamo stati anche noi un Paese di emigranti e collochiamo questa realtà nel passato profondo? Entrate anche voi in quella chiesa di Moeurs, stretta tra raffinerie in piena attività e miniere ormai chiuse, e vedete che quei siciliani, calabresi e veneti sono arrivati a fare i minatori insieme ai turchi e sono sempre lì. Attaccati alle loro radici, alla loro italianità, a godersi uno dei rari momenti di aggregazione. Sono 600 mila gli italiani in Germania, sugli oltre 2 milioni che sono nel mondo, ma spesso ce ne dimentichiamo. E loro sulle pagine del “Corriere d'Italia”, indicato dalla Presidenza del Consiglio come miglior giornale italiano all'estero, ce lo ricordano. Ed è interessante come ci vedono gli italiani all'estero.
A pagina 3 del numero di ottobre, riprendono in chiave satirica le ultime news dal Belpaese: “Secondo indiscrezioni il nuovo modello in sostituzione della vecchia Escort potrebbe chiamarsi Ford Mignotta, in ciò seguendo la moda dei nomi che suonano italiano. La madrina della presentazione alla Iaa di Francoforte potrebbe essere addirittura Patrizia D'Addario, la nuova soubrette della tv italiana che sta avendo un momento di meritata celebrità, conquistata dopo una vita di duro lavoro”. Loro, italiani all'estero, tormentati dal clichè “mafia e spaghetti” (Duisburg è a pochi chilometri da qui...), che sanno cos'è il duro lavoro, queste righe le scrivono e le leggono con una certa amarezza. C'è poco da ridere.

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