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Inviato da: Gabriele Salari
10/01/2010 0.00

Una volta si boicottavano i prodotti del Sud Africa per protesta contro il regime dell'apartheid, o ancora i diamanti dell'Angola o le pietre preziose della Birmania per le condizioni dei lavoratori che le estraggono. Non sarà il caso di iniziare a fare lo stesso con le clementine calabresi?
Le cronache ci raccontano di lavoratori sovrasfruttati e di una gestione del mercato in mano alla malavita. Prima di acquistare i prodotti del commercio equo e solidale o quelli dei terreni sottratti alla mafia, iniziamo allora col non acquistare questi prodotti.
La cronaca de “La Stampa” di ieri riporta una frase di un rosarnese che dice: “Qua ci sta tutta l'Africa: senegalesi, moldavi, albanesi, polacchi...”. Ecco, rileggiamo i libro di Gian Antonio Stella “L'Orda. Quando gli albanesi eravamo noi” che racconta l'emigrazione italiana in America e cerchiamo di essere un Paese diverso da quello che i fatti di questi giorni raccontano, che non spara su chi viene qui a raccogliere clementine per 25 euro al giorno. Aspetto il primo mandarino “fair trade”, nell'attesa mangerò le arance biologiche di cui conosco la provenienza e l'equo trattamento dei lavoratori.

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