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Inviato da: Gabriele Salari
08/02/2010 0.00

Oggi all'Enel si è tenuto il “Sustainability Day”, una giornata con prestigiosi ospiti per discutere di sostenibilità. Da un'indagine commissionata da Enel risulta che in cima alle motivazioni per la corsa da parte delle aziende ad essere “green” ci sia l'immagine. E non stupisce. Il motto di oggi era “Business as Unusual”, eppure a giudicare dalla politica aziendale che prevede tutto e il contrario di  tutto non sembra. Per l'amministratore delegato Fulvio Conti, il nucleare fa parte dell'essere “green” perché pulito e sicuro. Chi si oppone lo fa per ideoogia, paure irrazionali e pregiudizi.
Ho provato a chiedere se non pensa che – ammesso che sia così e non ci siano invece seri motivi per opporsi, come l'irrisolta questione delle scorie – il conflitto sociale che creerà questa scelta in Italia porterà a una ricaduta negativa per l'immagine di Enel.
Conti, nonostante sia stato incalzato anche da Gianni Riotta che moderava (che ha ricordato come anche nello stesso governo ci si opponga al nucleare e non solo nell'opposizione), non mi ha risposto. Ha ripetuto il suo mantra sulla sicurezza arrivando a dire che dal 1987 ad oggi non ci sono stati incidenti nelle centrali nucleari nel mondo. Forse intendeva catastrofi, perché di incidenti ce ne sono ripetutamente. Ha poi detto che Paesi come Svezia e Finlandia hanno risolto il problema delle scorie, quindi non ci sono motivi per opporsi. Peccato che nessuno al mondo abbia invece una risposta sulle scorie e che Antony Giddens, seduto accanto a lui, ha sconsigliato l'Italia dal seguire la strada del nucleare. Parlando di rischi legati al terrorismo e alla proliferazione atomica.
Eppure sembra che Enel abbia sposato la filosofia nuclearista del governo in pieno rischiando di compiere un clamoroso autogol anche di fronte al suo milione e mezzo di azionisti.

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