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Inviato da: Gabriele Salari
22/08/2010 0.00

Gabriele Salari
(da Famiglia Cristiana, 20 agosto 2010)

Oltre i due terzi dei metalli pesanti che si trovano nelle discariche provengono dai computer. 
Per evitare di essere sommersi da una montagna di rifiuti hi tech, il Parlamento europeo ha chiesto  che entro il 2016 venga raccolto  l’86% degli scarti prodotti all’interno di ogni singolo Stato.
La legislazione europea prevede che si arrivi nei prossimi due anni alla raccolta di 4 chili di rifiuti elettronici ed elettrici per abitante. In Italia, nel 2009, siamo arrivati a 3 chili, il triplo rispetto all'anno precedente. Ma l’Europa stringe ulteriormente per evitare che televisori, computer, lavatrici e cellulari vecchi e non più funzionanti finiscano nelle discariche abusive.
Il ritiro del prodotto fuori uso dovrebbe diventare vincolante per il negoziante, anche per apparecchi di piccole dimensioni e le sostanze pericolose andrebbero eliminate dai prodotti.
A questo proposito, Greenpeace ha appena pubblicato la quindicesima edizione dell’”Ecoguida ai prodotti elettronici” in cui dà i voti alle aziende. Dell, Samsung e Toshiba perdono vistosamente posizione perché non mantengono la promessa di ripulire la loro catena produttiva dalla plastica in Pvc e dai ritardanti di fiamma a base di bromo.
Queste sostanze minacciano l’ambiente e la salute durante tutto il ciclo di vita: dalla produzione, all’impiego fino al loro smaltimento finale.
“Non possiamo tollerare che queste aziende facciano passi indietro dopo essersi impegnate a produrre articoli privi di sostanze tossiche – spiega Vittoria Polidori responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace. – Aziende come Apple, Hp e due brand indiani, HCL e Wipro, stanno già eliminando le sostanze più pericolose: è una pratica possibile e a costi competitivi”.
Sony Ericsson, HP e Acer, intanto, hanno fatto sentire il proprio peso chiedendo che l'Europa  proibisca l’uso del Pvc e di tutti i ritardanti di fiamma bromurati nei prodotti tecnologici.
In testa alla classifica di Greenpeace rimane però Nokia, che ha già raggiunto questi obiettivi ed ha un programma di ritiro dei propri prodotti fuori uso in ben 85 Paesi.

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