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Inviato da: Gabriele Salari
31/08/2010 0.00

Quindici anni fa, quando arrivai per la prima volta a  Evolène in un caldo pomeriggio autunnale, ricordo perfettamente che diluviava ma la sensazione di essere giunto nel posto giusto, nell'”altra Svizzera”, non quella patinata di St Moritz e Zermatt, ma una molto più autentica e naturale, per di più a poca distanza dal confine italiano per chi proviene da Passo del Gran San Bernardo ed entra in Val  d'Herens da Sion. Ad accogliere i turisti nella valle è innanzi tutto una curiosa formazione geologica, le Piramidi di Euseigne, che ricorda molto i paesaggi della Cappadocia.
Questi spuntoni di roccia bianca, relitti dell'Era Glaciale, sono stati protetti per 10.000 anni da resistenti cappelli di pietra nera che sembrano giustapposti da un gigante con velleità artistiche. La forma di questi cappelli è poi la stessa – bizzarra coincidenza – di quelli di legno che si usano nell'edilizia tradizionale locale (qui come nella contigua Valle D'Aosta) per separare le case dal terreno e proteggere quindi le derrate alimentari dall'umidità e dall'assalto dei roditori.
D'altronde le somiglianze tra questa valle, situata nel cuore del Vallese, e la Val Pelline, della dirimpettaia Valle D'Aosta, sono tante e la collaborazione è sempre più stretta.
Su quella che era la strada dei contrabbandieri, da Arolla a Bionaz, si svolge ora una gara di corsa in montagna che attira molti appassionati e poi c'è il progetto di un grande parco transfrontaliero che possa fregiarsi anche del marchio di Riserva della Biosfera dell'Unesco.
Leggi il mio servizio completo sulla Val d'Herens su "Plein Air" di settembre, in edicola.

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