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Inviato da: Gabriele Salari
17/09/2010 0.00

Vi invito a leggere cosa scrive Massimo Gramellini, nella sua consueta rubrica, su "La Stampa" di oggi. Mi associo e aggiungo un romanissimo "aridatece Caracalla":
«Anche se questi bambini sono nati in Italia, è sbagliato considerarli non stranieri». E’ la signora assessore all’Istruzione di Roma che parla, davanti a una scolaresca multicolore giustamente perplessa. L’assessore si esprime in un italiano involuto, ma sarebbe sbagliato dedurne che la straniera sia lei. E malgrado la legge annaspi in ritardo di diciotto secoli rispetto a quella del suo compaesano Caracalla, che nel 212 concesse la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’Impero, mi sento di considerare «non stranieri», e quindi italiani, anche i bambini nati da genitori immigrati, ma cresciuti a Roma con il poster di Totti sopra il letto. Conoscitori dei cartoni italiani, dei videogiochi italiani, delle pubblicità italiane e naturalmente delle parolacce italiane. Non solo, da ieri anche aspiranti fiancheggiatori della Lega, se è vero che l'assessore di Roma Ladrona è stata accolta dai bambini col simpaticissimo coro «Sciur padrun da li beli braghi bianchi, foera li palanchi, foera li palanchi» (sottotitoli a pag. 777 di Telepadania) che un tempo veniva intonato dalle mondine lombarde, ma anche dalle mondine nate da genitori veneti e piemontesi che lavoravano in Lombardia senza capire un accidenti della canzone.
Il sindaco Alemanno dice che la signora assessore si è espressa male. Ma forse la sua «non frase» era solo una battuta infelice dello spettacolo. Avrebbe fatto meglio a intonare in dialetto lumbard anche quella.

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