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Inviato da: Gabriele Salari
20/09/2010 0.00

Oggi saremo pessimisti. Agli eterni ottimisti (il mio partito in realtà) si prega di non andare avanti nella lettura. A Roma la libreria Mondadori, che aveva da poco rilevato la ex Messaggerie, ha chiuso per far posto a un negozio di abbigliamento. Una possibilità in meno di comprare libri in centro e 38 dipendenti in parte ricollocati e in parte in cassa integrazione.
A Napoli, invece, è la scienza a chiudere.  La “Città della Scienza” di Napoli, il più grande museo scientifico di nuova generazione d’Italia e uno dei maggiori d’Europa, rischia di chiudere. Ri prendo qui dei contenuti del loro appello, invitandovi a firmarlo subito per salvare la "Città della Scienza"!
Napoli e l'Italia non possono permettersi di perdere questo patrimonio di cultura scientifica e di eccellenza museale. Nella Città della Scienza c’è un museo interattivo, hands/on, in cui è «vietato non toccare». Perchè chiede il coinvolgimento attivo – con le mani, con la mente e anche col cuore – nell’interrogare la natura e nell’apprendere un metodo, prima ancora che delle nozioni. Ma la Città della Scienza è costituita da una serie di altre attività – organizza eventi e congressi, partecipa a progetti nei settori di “scienza e società”. A Città della Scienza sono nate decine di piccole imprese “fondate sulla conoscenza".
L’obiettivo di Città della Scienza è diffondere la cultura scientifica per favorire uno sviluppo culturale, civile ed economico fondato sulla conoscenza. Per questo può essere definito un “museo totale”. A tutt’oggi questo centro di diffusione della cultura scientifica è l’unica attività produttiva operativa in un’area, quella di Bagnoli, che fino a quarto di secolo fa ha ospitato con l’Italsider la più grande concentrazione industriale del Mezzogiorno.

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