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Inviato da: Gabriele Salari
04/04/2011 12.05

Ho scritto e riscritto, cancellato ed emendato. Come accade di rado perché i post sul blog vengono di solito di getto. Ma come si fa a parlare del terremoto dell'Aquila 2 anni dopo e vedere quella città, così bella, distrutta come l'ho vista 2 anni fa con un po' di strade nuove come unico segno di novità e quelle tumefazioni che sono i nuovi agglomerati dove devono vivere gli aquilani?
La notte del terremoto ero in Umbria e lo avvertii solo perché il cane si mise ad abbaiare, ma mi addormentai quasi subito. Il giorno dopo però, dopo un rapido passaggio in ufficio a Roma (lavoravo all'ufficio stampa del Corpo forestale oltre che a Il Forestale) partii per L'Aquila e quindi passai lì la seconda e la terza notte di forti scosse, in tenda. Ricordo di quella prima terribile notte una madre in lacrime, arrivata da Bergamo, che si era rivolta a una nostra pattuglia in servizio su via XX Settembre.
“Ci hanno lasciato soli, hanno promesso che scavavano, ma nostra figlia è ancora sotto le macerie”. Immediato e coraggioso fu l’intervento dei Forestali che seguii, insieme al mio collega Marco. Raggiunsero una palazzina di tre piani che era collassata e si era ridotta a due piani.
Inutile chiamare, entrare coraggiosamente dentro, dopo ore di scavi si sarebbe scoperto
quanto si temeva. Alice si era addormentata vestita, impaurita, con la valigia pronta accanto
al letto. Il terremoto non le aveva concesso scampo, o meglio un’edilizia criminale l’aveva
uccisa nel sonno. Alice, studentessa universitaria di criminologia, non ce l’ha fatta.  
Quella notte degli imprenditori ridevano, dei politici gongolavano per la fortuna che quella tragedia avrebbe assicurato loro. E a L'Aquila, come scrive ieri “Il Sole 24Ore” (non un pericoloso giornale comunista) l'economia è ferma, la ricostruzione non c'è e rischiano il fallimento perfino le imprese dell'edilizia.

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