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Inviato da: Gabriele Salari
22/09/2011 7.59

4:44, ultimo giorno sulla Terra. Il film di Abel Ferrara, in concorso al Festival di Venezia, è solo l’ultimo di una lunga serie di pellicole relative alla fine del mondo. Si concentra sull'ora esatta in cui l'evento è previsto e ci racconta le 24 ore precedenti nella vita di una coppia e di una città (New York, appena accennata, perché quasi tutto girato in interni). Nelle prime scene la coppia si dedica lungamente all'attività più piacevole che l'uomo (e la donna) conoscano, ma poi scatta l'ansia di dover salutare tutte le persone più care prima che il mondo finisca. E come lo fanno? Con Skype, questo strumento del demonio che ti consente di vedere qualcuno dall'altro capo del mondo ma di non poterlo sfiorare, angoscia che prova il protagonista nel dialogo con la famiglia.
Il film apocalittico ci dà una certezza, è l'uomo responsabile della fine del mondo, per colpa delle pugnalate che infligge al pianeta. Dal punto di vista scientifico, Ferrara genera un po' di confusione tra assottigliamento dello strato di ozono e cambiamento climatico. A sorpresa compare anche il vero Al Gore, protagonista del documentario premio Oscar “Una scomoda verita‘” che affrontava proprio questo tema su un piano invece rigoroso. Pronta anche la ricetta, pensare un po' di più alla nostra anima, e così compare sorridente il volto meraviglioso del Dalai Lama.
La protagonista femminile, poi, spiega come affrontare serenamente un’eventuale fine del mondo: “Se siete attaccati alla famiglia, al computer e ai soldi e all’improvviso il mondo vi tradirà, allora vivrete quel momento con angoscia: se invece vi dedicate alla spiritualità allora quei momenti saranno i migliori“.

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