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Inviato da: Gabriele Salari
28/10/2011 19.27

1.400 fra bambini e ragazzi, tutti fra i 10 e i 24 anni, provenienti
da 120 paesi di tutto il mondo si sono incontrati sotto l’egida
dell’Unep e di altre importanti sigle internazionali (Ilo, Unicef,
Unfpa, Fao, Wmo, Unesco e Un/Desa) in vista della Conferenza mondiale
sull’ambiente che si svolgerà a Rio de Janeiro nel giugno del 2012,
vent’anni dopo quella storica del 1992. «Come bambini – spiega Adeline
Tiffanie Suwana, 14 anni, indonesiana –, siamo in grado di piantare
alberi, pulire fiumi e spiagge, ma non possiamo impedire alle
industrie di inquinare i nostri fiumi, non possiamo costringerle ad
adottare un’economia verde. Vogliamo che politiche e leggi che rendano
le industrie sostenibili ».
«Nei prossimi dieci anni – si legge nella dichiarazione che questi
giovani faranno recapitare a Rio – la popolazione mondiale raggiungerà
i 7 miliardi e avremo bisogno di dare lavoro a oltre un miliardo di
giovani: lavori che consentano di vivere una vita produttiva e che
valga la pena di essere vissuta ma anche che contribuiscano a
raggiungere una piena economia verde».
«Perché l’economia verde decolli – ha detto un altro dei partecipanti
alla Conferenza di Tunza, Danier Isfer Zardo, brasiliano di 24 anni –
dobbiamo guardare la nostra società, il nostro ambiente e renderci
conto che non possiamo ridurre la povertà e proteggere l’ambiente
senza avere lavori verdi, soprattutto per i giovani».
«Troppi dei nostri giovani hanno un senso di impotenza e frustrazione
davanti al “come vanno le cose” – ha concluso Achim Steiner,
sottosegretario generale e direttore esecutivo dell’Unep in chiusura
dei lavori di Bandung –. I governanti devono ascoltarli con più
attenzione e maggiore cura e garantire che la loro volontà di
partecipazione sia supportata. Non solo i giovani hanno gli ideali, le
soluzioni e l’energia, ma spesso sono liberi dall’aver indici
accusatori rivolti loro, o dalle astuzie della politica o da passati
interessi che possano deviare il futuro. I giovani riuniti a Bandung
sono il miglior antidoto a un mondo che continua a giustificare la
disoccupazione di massa, la povertà e la distruzione dell’ambiente nel
nome del progresso economico. E sono anche la parte migliore
attraverso cui sperare che Rio+20 sia un evento di trasformazione ».
Questo testo è l'editoriale di Marco Gisotti su “Ecolavoro” di ottobre 2011. Sul mio canale youtube ho messo il video di un altro ragazzo intervenuto alle nazioni Unite, Felix, ascoltatelo perché ne vale la pena.

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