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Inviato da: Gabriele Salari
19/12/2011 7.57

In questi ultimi giorni dell'anno, dopo il varo di un governo tecnico che potrebbe, sulla carta, affrontare il tema della tutela del paesaggio come opportunità anche per la crescita economica, oltre che come imperativo morale, mi piace riportare l'appello lanciato quest'estate dalla Cittadella di Assisi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:
"Dalle Alpi alla Sicilia, dall’Altopiano a Pantelleria, dalle isole maggiori e minori al Cilento: per tutta la lunghezza dei litorali umiliati dalla svendita delle spiagge e dalla moltiplicazione forsennata dei porti turistici, per tutti i parchi naturali che subiscono riduzioni e manomissioni, per tutti i luoghi incantevolI stuprati dalla costruzione di autostrade e strade quasi sempre superflue a fronte di una viabilità già ampiamente assicurata, e certamente dannose ai fini della valorizzazione turistica dei territori che attraversano, assistiamo oggi a una vera e propria distruzione di un patrimonio che non è solo nostro ma dell’umanità tutta intera, e delle generazioni future.
Il paesaggio naturale e il paesaggio storico della penisola sono sottoposti a dissipazioni, cementificazioni e sconvolgimenti
artificiali che non solo hanno aumentato la loro scala e intensità negli ultimi vent’anni in modo esponenziale, ma vedono proprio ora
un’accelerazione improvvisa, a dispetto di ogni crisi, come se ci fosse una sinistra pulsione a rapinare tutto quello che si può, finché
si è in tempo.
Autorevoli studiosi di ogni disciplina pertinente, dalla storia dell’arte all’economia, dalle scienze naturali e ambientali
all’architettura, dall’ingegneria alle scienze dell’amministrazione, hanno a più riprese e sotto molteplici punti di vista argomentato il
carattere fallimentare dell’affidare progetti di sviluppo e crescita economica alla cementificazione indiscriminata e invasiva del
territorio. Studiosi dell’evoluzione dei fenomeni mafiosi nel nostro Paese hanno dimostrato al di là di ogni dubbio il coinvolgimento della
criminalità organizzata in una parte crescente del mondo dell’edilizia e del movimento terra.
Profondamente preoccupante è inoltre l’ipotesi, recentemente formulata dal Governo, di ricorrere alla vendita di parte dell’ingente
patrimonio immobiliare dello Stato ai fini del risanamento finanziario, per ottenere un’immediata liquidità svincolata da ogni
garanzia sia sull’affidabilità delle agenzie coinvolte sia sui criteri di selezione e di utilizzo degli immobili da alienare.
Ci appelliamo a quest’ultima speranza: che la Sua autorevole voce possa indurre le istituzioni pubbliche e locali preposte al controllo
del territorio e la magistratura ad attivarsi prontamente per fermare gli scempi che violano apertamente le vigenti disposizioni di legge,
nonché lo spirito dell’articolo 9 della nostra Costituzione sulla tutela del paesaggio".

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