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Inviato da: Gabriele Salari
29/04/2012 5.48

Attenzione, questo post, per i suoi contenuti scabrosi di amore per la terra è adatto solo a un pubblico sensibile. Questa mattina, sul monte Subasio non sono andato in cerca di asparagi, anche se ne ho trovati tantissimi. Non sono andato a caccia di panorami, anche se l’aria tersa consentiva di vedere fino al Trasimeno, affollato questi giorni di aquiloni e mongolfiere per la festa “Coloriamo i cieli”.
Neanche i fiori erano il mio obiettivo, anche se ho ammirato i cisti in fiore e gli ornielli profumatissimi.
Sono stato colpito dalla terra. Tutti hanno da poco concimato gli ulivi e salendo in bicicletta si poteva distinguere perfettamente  se era letame o pollina, e non era puzza quella che arriva alle narici perché ci parla di prodotti della terra come l’olio che è  il vanto delle nostre tavole.
Bella la terra, belle quelle pietre calcaree levigate dall’acqua, ognuna è un’opera d’arte per le forme strane che possiede. Perché mi domando, forse un linguista saprà dircelo, non esiste nel dizionario una parola che rimandi  all’amore per la terra. Curiosamente, esiste una scienza, la pedologia, il cui etimo deriva da “pedon”, ovvero suolo, ma “pedofilia” viene invece da “paidos” (fanciullo) espropriando così il lessico di una parola che sarebbe bello avere e trasportandoci invece a temi completamente  estranei e orribili.

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