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Inviato da: Gabriele Salari
14/05/2012 10.32

Stasera Fabio Fazio e Roberto Saviano riporteranno l'attenzione sulle “parole”. Parole di cui fare a meno, parole da usare con cautela o con maggiore appropriatezza. Quante volte lo abbiamo detto su questo blog, per esempio con  “Anche il linguaggio chiede giustizia
Facciamo uno sforzo – dicevamo - per rinnovare il nostro linguaggio di giornalisti, non parliamo più di “tragica fatalità”. L'ineluttabilità non esiste quando parliamo di morti sul lavoro. Il messaggio forte e chiaro del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, veniva rilanciato da Campello sul Clitunno dove era stato consegnato il Premio Clitunno ai giornalisti che si sono distinti nel trattare questo tema.
Lì ricordavamo non un morto sul lavoro ma un “morto sul volontariato”, Sandro Usai, morto spalando il fango a Monterosso nell'alluvione del 25 ottobre. Anche alluvioni e frane non sono imprevedibili, anche lì bisogna adottare tutte le misure per intervenire prima della tragedia,
e non parlare dopo di "tragica fatalità".  Bertinotti disse (che emozione ricevere il Premio da lui) che accadono queste disgrazie perché si mette il denaro al primo posto, perché vale più della vita umana. Non molto diverse le parole, frutto di un'altra provenienza, di Riccardo Petrella, professore all'università cattolica di Lovanio, alla Camera, che ha parlato di “desacralizzazione della vita”. In tempi di crisi
economica, vale la pena ricordarci quali sono i valori che vengono prima, la vita umana è uno di questi, la tutela dell'ambiente è un
altro e spesso sono legati. Come dimostra il caso della Umbria Oli di Campello, disastro ambientale con tonnellate di olio bruciate e
riversate nel fiume e 4 morti. Come ha ricordato ieri sera a Roma Don Ciotti, intervenendo a un incontro per i 100 anni dell'Abbè Pierre: "Sono 18 anni che non si riescono a introdurre in Italia i reati contto l'ambiente. E poi piangiamo i morti!".
Parole sempre chiare le sue e così devono essere, non fidiamoci di chi usa parole oscure, e sarebbe un dovere della Pubblica Amministrazione e di chi ci amministra parlare in modo comprensibile

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