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Inviato da: Gabriele Salari
15/07/2012 8.10

Sembra che la finanza sia un mondo lontano, a sè stante, non collegato all'ambiente e alle sorti del pianeta.
Come abbiamo visto anche alla Conferenza sulla Terra di Rio, la crisi che stiamo vivendo non ha un solo imputato e dobbiamo ripensare completamente il nostro modello si sviluppo. La crisi economica nasce però certamente anche dalle
banche e della loro politica di far indebitare stati, aziende e singoli in maniera “creativa”.
Ben venga allora allora “Criminal Bank”, edito da Laboratorio Gutemberg e scritto da Francesco Pratesi.
Francesco non ha seguito le orme paterne e all'ambientalismo ha preferito il mondo della finanza prima attraverso la tesoreria di una multinazionale e quindi nelle banche d’affari di Londra e Milano. Per questo l'ho un po' perso di vista ma ora è tornato in Italia, scottato da quell'esperienza e collabora con Martingale Risk Italia nell’aiutare le piccole e medie imprese a liberarsi dai derivati nei quali sono rimaste intrappolate.
“Criminal Bank” è il suo primo romanzo ed è davvero avvincente, sembra scritto per diventare la sceneggiatura di un film. Ci aiuta a capire cosa succede nella finanza internazionale, a comprendere quali sono gli aspetti culturali, psicologici e sociologici di coloro che in prima linea creano e vendono, senza scrupoli, quei prodotti finanziari che hanno innescato l’attuale bomba ad orologeria.
Ambientato nella City di Londra, il libro affronta quei temi di cui tutti parlano ma di cui pochi conoscono il backstage. La scorrevolezza del racconto è funzionale alla velocità con la quale il protagonista si lancia nel mondo dell’investment banking: l’addestramento per trasformarlo in uno “squalo” che si rispetti, le gite superlusso in yacht con escort “offerte” ai clienti dalle banche, la corruzione delle amministrazioni pubbliche attraverso i derivati.
Per fortuna in fondo c'è un glossario perché va detto che l'uso di termini tecnici è inevitabile, unito alla scrittura “mimetica” che riprende il linguaggio del banker, un po' italiano e un po' inglese, rischia di farci perdere nella giungla della finanza.

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