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Inviato da: Gabriele Salari
02/10/2012 11.34

Su "Il Manifesto" è uscito quest'articolo di Michele Fumagallo che ripropongo, dal titolo "La scommessa dell'ambientalismo made in Italy":
Uscito per i tipi della Gribaudo, questo vademecum sul paesaggio italiano (L'Italia diversa. L'ambientalismo nel nostro paese: storia, risultati e prospettive, a cura di Gabriele Salari, pp. 242, euro 49) può costituire il punto di partenza di una possibile riconciliazione con la terra e l'estetica del nostro paese. Naturalmente, fatti salvi i meriti degli enti promotori di questa iniziativa-strenna (Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra, Lipu, Touring Club Italiano, Wwf Italia), sarebbe giunto il momento di riconoscere che l'ambiente italiano (che non «si salva» come si ostinano a dire in tanti anche in questo libro, ma «si modifica conservando il bello e buono del passato») è abitato da milioni di lavoratori, e che senza di questi tutti i risultati non possono che avere lo
stigma dell'intervento elitario.
Colpisce rileggere, in questa raccolta di saggi e schede, arricchita da tante foto, quanto scrisse uno dei padri dell'ambientalismo italiano, Antonio Cederna, nel lontano 1967 in un convegno: «Non siamo solo incapaci di provvedere alla conservazione materiale di un patrimonio che la storia ha avuto il torto, si direbbe, di lasciarci in eredità: facciamo di tutto per cancellare la fisionomia stessa dell'Italia. Gli stranieri hanno osservato che gli italiani non hanno il senso del tragico che dovrebbero provare per la distruzione di uno dei più bei paesi del mondo». Subito dopo Cederna ammoniva: «Ora dobbiamo scegliere: o vogliamo continuare a considerare il suolo nazionale come una terra di conquista da parte di forze che non hanno nulla da spartire con l'interesse generale, o ci decidiamo ad adottare tutti quegli strumenti che la cultura e le scienze moderne possono metterci a disposizione per un ordinato assetto del nostro territorio».
Dopo aver denunciato, con Vezio De Lucia, che «l'Italia è probabilmente l'unico paese al mondo, dopo la Rivoluzione francese, privo di certezza del diritto in materia di uso del territorio», e aver analizzato tutte le modifiche legislative che vengono attuate dopo il disastro di Seveso, ma ancor di più dopo quello spartiacque storico che fu Cernobyl che portò a una forte crescita della coscienza ambientalista nel nostro paese, il volume interroga gli esponenti storici dell'ambientalismo italiano e della cultura scientifica del nostro paese. In una ventina di interviste e saggi viene fatto il punto della situazione attuale del clima, delle energie rinnovabili
, delle foreste e della biodiversità, della nuova agricoltura, dei rifiuti, della sostenibilità ambientale come sfida da vincere innanzitutto in città, della risorsa acqua, del Mediterraneo. Analisi che contengono sempre una soluzione. E chissà che non venga smentito l'ammonimento di uno dei grandi poeti italiani, Andrea Zanzotto: «Un bel paesaggio una volta distrutto non torna più, e se durante la guerra c'erano i campi di sterminio, adesso siamo arrivati allo sterminio dei campi: fatti che, apparentemente distanti tra loro, dipendono dalla stessa mentalità».

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