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Inviato da: Gabriele Salari
04/02/2013 6.56

“La vita è un insieme coerente: le rocce, le nuvole, gli alberi, le conchiglie, i torsi, le ciminiere, i peperoni sono tutti collegati, sono parti interdipendenti di uno stesso insieme.
Non il mistero della nebbia, né la vaghezza ottenuta tramite il vetro affumicato (espediente usato dai fotografi per ottenere un effetto flou) ma la grande meraviglia della rivelazione: vedere più chiaramente di quello che gli occhi stessi possano vedere, tanto che un albero diventa qualcosa più di un semplice albero. Non un’interpretazione fantastica di un umore transitorio ma la percezione diretta della cosa in sé stessa”. Queste le parole pronunciate da Edward Weston (1886 – 1958) negli anni ’30. Si direbbe un protoambientalista!
Dell’artista americano, considerato uno dei più grandi maestri della fotografia del Novecento, si può ammirare fino al 17 febbraio una bellissima mostra al CIAC, Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno. Io sono rimasto affascinato. A oltre quindici anni dalla sua ultima personale in Italia, sono visibili alcuni dei suoi più celebri bianchi e neri. Dai nudi ai paesaggi, attraverso una galleria di ritratti e di “oggetti” – dai suoi famosi peperoni ai giocattoli indigeni – trasformati dall’artista in icone surrealiste e postmoderne. Spesso direttamente paragonata alla pittura e alla scultura, la fotografia di Weston è l’espressione di una ricerca ostinata di purezza. L’autore indaga gli oggetti nella loro quintessenza, eleggendoli a metafore visive degli elementi stessi della natura.
Le centodieci opere fotografiche originali sono state scattate dai primi anni venti fino agli anni quaranta, e provengono dal Center for Creative Photography di Tucson dove è conservato il più grande archivio dell’autore. Se potete, una mostra da non perdere.

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