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Inviato da: Gabriele Salari
11/02/2013 18.19

Spesso ci penso quando sono in riva al mare o in cima al Subasio, al Santuario della Spella, come le nuvole sembrano a portata di mano. Lunghe e sfilacciate o vaporose e portate dal vento che si muovono veloci sopra di noi. Mi è piaciuto molto il ricordo che ha scritto Sergio Ferraris, un collega giornalista ambientalista, del padre. Questo è l’incipit, il resto sul sito in memoria di Pino:
“Il ricordo più vivido e bello d’infanzia che ho di Pino, mio padre, è quello di una passeggiata d’inizio estate sui monti del biellese nella quale io sulle sue spalle, all’età di quattro, forse cinque anni, giocavo a prendere le nuvole e gli dicevo continuamente «più su, papà più su». E un ricordo netto dai colori ancora oggi, dopo anni, brillanti. Pino per me era stato anche questo, ma non solo. L’indomani della strage di Piazza della Loggia mi portò a Colle Oppio a vedere dall’alto la manifestazione contro l’attentato, spiegando a un tredicenne, il perché bisognava essere “di parte” e perché lui si schierasse dalla parte degli ultimi, per i diritti e perché si dovesse essere sempre critici con il potere, di qualsiasi colore fosse. Era un padre “cacciatore di nuvole” e, giustamente dico io, di parte, e non è stato semplice crescere con simile modello. Mi ricordo una casa già allora piena di libri che se per un certo verso era un vantaggio, io al liceo non studiavo Kant o Hegel sui manuali, ma mi bastava allungare una mano per avere a disposizione le opere complete, da un altro punto di vista era un peso misurarsi con un uomo, con un modello di tale portata”.

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