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Inviato da: Gabriele Salari
11/04/2013 21.50

Paolo io lo conosco bene. Sono andato a trovarlo tante volte nei sei anni che ha vissuto sotto il ponte vicino casa mia, preoccupato che la piena del Tevere potesse portarlo via o che lo rapinassero dei suoi pochi averi mentre dormiva. Quegli anni, invece, sono passati tranquilli, meglio dell'anno passato al binario 1 della Stazione Termini.  Sotto il ponte Paolo aveva trovato un amico, un rumeno che però ha rischiato di metterlo nei guai, quando per raggiungere il suo posto di lavoro ha messo la targa del motorino di Paolo sul suo, risultato poi rubato al primo controllo dei Carabinieri.
Sotto il ponte Paolo aveva trovato anche l'amore, una giovane marocchina con cui divideva la tenda. Era proprio un lusso, la tenda ce l'avevano solo loro due lì sotto e tutti gli altri appena un giaciglio. Un poco d'intimità, a volte vuol dire tanto. Ma poi la sua compagna ha iniziato a bere pesantemente e a Paolo gli bastavano i suoi di problemi, così si sono lasciati.
Da quattro anni Paolo non ha più notizie di lei, anche perché con la vita da clochard ha chiuso.
Ha trovato un lavoro da restauratore e affittato una stanza. Il problema è che potrebbe sprofondare presto nuovamente in quel baratro perché per colpa di una malattia invalidante che gli hanno scoperto non può fare più lavori pesanti o impegnativi per la vista. Lui non si arrende però e anche ieri mattina l'ho incontrato sul tram che andava al lavoro, in una chiesa del centro. La vita è stata avara con lui, ma mai darsi per vinti. Mi ha finalmente rivelato anche come ha imparato il mestiere. Da piccolo osservava la madre trentina che restaurava mobili e quando si è trovato in difficoltà economiche ha convinto l'abate di una chiesa di essere uno dei migliori in quel campo e poi si è attaccato al telefono con la madre davanti al primo lavoretto per farsi trasmettere tutti i trucchi del mestiere. Bravo Paolo, rassegnarsi mai, di questi tempi una bella lezione per tutti!

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