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Inviato da: Gabriele Salari
08/09/2013 7.39

Si è chiusa la Mostra del Cinema di Venezia che ho potuto seguire per la prima volta dall'inizio alla fine. All'inizio con irritazione per una scelta di film molto orientata a mostrare violenza, orrori e perversioni un po' con la pretesa che comunque è arte. Ieri però ha trionfato la normalità così ben espressa da SACRO GRA. Quel raccordo che – come diceva Renato Nicolini e lo ha ricordato l'autore del documentario in conferenza stampa - “non ha nessun ruolo se non nascondere le contraddizioni della città”. La crisi del Paese, è stato detto, è innanzitutto crisi di identità e di umanità, e i protagonisti di questo documentario ne hanno da vendere. Ecco perché l'ho amato e lo trovo affine ai ragionamenti che facciamo da anni, anche se avrei gradito maggiore enfasi sulla catastrofe urbanistica di Roma che rimane sullo sfondo. Un'altra considerazione importante l'ha fatta l'attore Fabio Testi alla consegna del Premio Green Drop Award, andato quest'anno al regista Amos Gitai per “Ana Arabia”. “Io ho un'azienda agricola, sono stato il primo 40 anni fa a produrre kiwi. Mi ricordo in diverse occasioni di essere passato dalle cerimonie di Hollywood a spalar fango il giorno dopo nei miei campi. Questo ti aiuta a mantenere la schiena dritta”. Bello no? Cari cineasti, insomma, non tiriamocela troppo e viva il documentario italiano!

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