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Inviato da: Gabriele Salari
25/03/2009 0.00

Sul sito creato da Pia Pera, Orti di Pace, ho trovato un’interessante riflessione sull’educazione ambientale di cui pubblico una breve sintesi:
Le paure degli adulti sono uno degli ostacoli più rilevanti durante lo svolgimento di molti progetti di educazione ambientale. L’infanzia è già teatro di grandi paure, paure ancestrali come quella del buio, degli animali sconosciuti, di essere abbandonati ecc. Il compito evolutivo delle giovani generazioni è quello di superare questi piccoli e grandi timori e conoscere il “mondo”; durante il viaggio, con la fiducia infusa dagli adulti e dalle esperienze positive, il bagaglio delle paure verrà bilanciato da una curiosità vivissima che pare innata. Il minor numero di figli ha prodotto un’iper-protezione diffusa sui minori come “se fossero diventati ‘un investimento’ non solo economico ma anche emotivo.” La paralisi didattica colpisce le scuole dove è la paura a dettar le regole. Generalmente si trovano poche attività, poco varie, fatte in spazi chiusi o molto controllati… Mi vengono in mente i bambini del tempo prolungato di una scuola alla periferia di Bologna che stanno in una stanza per 8 ore al giorno in 25, 26, o in 28 a fare attività prevalentemente cognitive.
Un’insegnate di scuola materna diceva “sì la nostra coordinatrice ci tiene che i bambini siano bravi, ascoltino, facciano le schede e non li fa uscire in giardino o magari sporcarsi così fa contenti i genitori…” e risposi “Non i genitori… forse fa contente le paure dei genitori”.
Spesso chi vorrebbe fare delle attività differenti, è costretto ad impegnare molte energie per la parte più noiosa del compito: aggirare la burocrazia o limitarsi a “contenere/preservare” bambini o ragazzi durante tutte le ore in cui li si hanno in “custodia”.
Questo compito di puro mantenimento in contenitori è palesato a volte nei nomi che prendono alcuni “servizi” proposti all’infanzia, con obbiettivi per niente celati: “baby parking”… Michael Ende, nello splendido romanzo Momo, aveva profetizzato questo genere di strutture chiamandole “Depo-bimbi”. In questo ambiente istituzionale ipocondriaco rispetto alle responsabilità, sono sempre rimasto affascinato dalle persone che, con pochi ragionamenti, hanno saputo smontare le paure più comuni ed apparentemente insuperabili mettendone in luce gli aspetti più irrazionali.
Il professor Bosi parla di bimbi scomparsi dalle nostre città… confinati nei parchi gioco, che passano da un contenitore a un altro, continuamente auto trasportati perché la strada viene vista come mortalmente pericolosa… “ci sono le macchine eppure ci sono bambini che sono tutto il giorno in mezzo al traffico, i bambini rom per esempio sono agli incroci più frequentati dalla mattina alla sera. Quanti articoli avete letto di bambini rom investiti per strada?”
 

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