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Inviato da: Gabriele Salari
30/09/2013 15.35

23 settembre, una settimana fa. Sono tornato a lavorare all’ufficio stampa di Greenpeace, neanche il tempo di riaprire la cassettiera, riattivare l’account di posta elettronica e innaffiare la piantina grassa che arriva un’accusa di pirateria per i ragazzi a bordo dell’Arctic Sunrise, la nostra rompighiaccio.
I nostri 28 attivisti e i due operatori foto e video free lance sono in carcere in Russia per aver portato all’attenzione pubblica il rischioso programma di trivellazioni petrolifere in Artico.
Vi lascio immaginare come freme il lavoro per riportarli a casa.
Oltre mezzo milione di persone hanno scritto alle ambasciate della Russia nel mondo e la solidarietà nei confronti dei nostri ragazzi cresce di ora in ora. Ė bello però vedere che a chiedere la liberazione degli attivisti sia anche il Nobel per la pace Adolfo Pérez Esquivel, l’attore Ewan McGregor e organizzazioni come Amnesty International, Human Rights Watch. A Mosca, di fronte al quartier generale della Gazprom si svolge ogni giorno dal 19 settembre un picchetto di protesta. Un picchetto singolare perché è una persona sola che regge un cartello a farlo, ogni volta diversa. Questo perché in Russia la protesta singola è ammessa mentre ottenere l’autorizzazione per una protesta di gruppo è molto difficile. Il lavoro di Greenpeace è bello perché è anche, un po’, cercare di piantare germi di democrazia anche nei terreni più ostici. Piano piano ce la faremo.
 

 

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