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Inviato da: Gabriele Salari
17/10/2013 14.13

Non so chi dà la possibilità oggi a un ventunenne di pubblicare un pezzo in prima pagina su un quotidiano, ai giovani viene dato poco credito in generale e fare il giornalista è – se possibile – più difficile ancora di un tempo. Romeo mi diede questa possibilità 18 anni fa. Ho così collaborato con la pagina scientifica dell’Unità (quella che vendeva oltre 100 mila copie) per tre anni.
Ieri Romeo Bassoli è andato via per colpa di un tumore e mi piace ricordarlo sia come maestro di giornalismo che come uomo. Lo chiamai su consiglio di un noto etologo e lui mi mise subito alla prova. Ricordo che il primo pezzo fu sulle “green belts”, le cinture verdi che circondano le città.
Poi continuai e fu una bella palestra di giornalismo, offerta a uno studente universitario che faceva le interviste dal telefono a gettoni della facoltà tra una lezione e l’altra (al piano dei prof, più silenzioso). Romeo era un giornalista rigoroso e generoso, affabile ma a modo suo (“Come stai?”, “Nuotiamo” rispondeva sempre) che sapeva cogliere e valorizzare le capacità e specificità altrui come altri colleghi meglio di me hanno scritto in queste ore. Buon viaggio Romeo!

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