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Inviato da: Gabriele Salari
16/06/2009 0.00

C’è un medico qui? C’è un giornalista? Quante volte abbiamo sentito questi appelli di fronte a un’emergenza. Avete sentito solo il primo tipo di richiesta? Beh, è colpa nostra! Dovremmo far capire che quando ci sono in pericolo la democrazia, i diritti umani, l’ambiente sta anche a noi prestare soccorso. Un grande politico italiano, E.B., scomparso 25 anni fa, disse: “La democrazia è una conquista in atto. Essa va consolidata, va difesa da ogni stravolgimento e amputazione, da ogni tentativo di svuotamento o soppressione, ovunque essi si manifestino”.
Mai queste parole potevano essere più attuali rispetto al momento che stiamo vivendo in Italia. Rispondere a questo appello è urgente e può avvenire a diversi livelli. Non significa necessariamente dover fare qualcosa di speciale come un’inchiesta sulla casta o su Gomorra. Basterebbe fare il proprio dovere di giornalisti o di ufficio stampa. E a volte ricordarsi che la nostra professionalità può essere pure messa al servizio del volontariato, più o meno istituzionalizzato. Un esempio tratto dalle mie recenti esperienze: se sotto casa vostra tagliano gli alberi, chiamate le tv e fatelo sapere! Se un’associazione che conoscete che si batte contro la fame nel mondo sta organizzando un’importante iniziativa fatelo sapere!
In Fortàpasc, di Marco Risi, il caporedattore de “Il Mattino” dice al povero Giancarlo Siani “Ci sono giornalisti-giornalisti e giornalisti-impiegati. L'Italia non è un Paese per giornalisti-giornalisti”.

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